15. Pesce Marinato di Trevignano Romano

La storia

La tradizione della preparazione del pesce marinato caratterizza sin da tempi remoti il territorio di Trevignano Romano. Secondo la leggenda fu il patrono della bella cittadina lacustre, San Bernardino da Siena a tranquillizzare la popolazione dal rischio dell’invasione saracena e a consigliare a tutte le famiglie di pescatori di lasciare le reti in acqua e rientrare in casa. Si narra che l’omonima chiesa dedicata al Santo fu costruita nel 1452 proprio sul luogo dell’incontro con i trevignanesi. L’attacco saraceno alla fine non fu mai fu sferrato ma le reti dei pescatori furono miracolosamente ritrovate ricolme di pesce. Da questa inaspettata e abbondante pesca, nacque la necessità di conservare tutto quel prodotto di lago che diede vita alla gustosa ricetta “de lo pesce marinato”. La preparazione prevede la pulitura dei pesci che tagliati a pezzi, vengono salati, infarinati e fritti. Il pesce così preparato viene quindi conservato in barattoli di vetro avendo cura di aggiungere aglio, limone, salvia, rosmarino e sale grosso. Il passaggio successivo, che rende il piatto caratteristico, è l’aggiunta nei contenitori di aceto bollente, fatto cuocere precedentemente con acqua. Questo piatto può essere comunemente degustato a maggio, quando i trevignanesi organizzano la festa al Santo protettore della cittadina. La seguitissima sagra contribuisce a diffondere la conoscenza di questo gustoso piatto a base di pesci di lago, attraverso tre giorni di degustazioni, gare di barche a remi, sport e giochi ed esibizioni musicali.

Il prodotto

Il Pesce marinato è composto da una selezione di pesci di lago di diverse dimensioni (luccio, tinca, persico, lattarino e coregone). Il colore varia dal beige al dorato a seconda del pesce. All’olfatto si caratterizza per le pronunciate note di pesce, dell’olio di frittura, dell’aglio e dell’aceto. Al gusto si presenta mediamente salato, sapido ed acido, con una leggera nota dolce ed amarognola. Buona la persistenza aromatica.

TREVIGNANO ROMANO E L'ANTICO LACUS SABATINUS

La cittadina di Trevignano Romano, sorta probabilmente sul luogo della città etrusca di Sabatia, conserva tuttora il suo aspetto tipicamente medievale. Si accede al borgo dalla porta posta a fianco della Torre dell’Orologio; all’interno si staglia la mole della bella chiesetta cinquecentesca dell’Assunta e la chiesa di Santa Caterina, sorta sui resti di un edificio romano, del quale rimangono alcune arcate. Il borgo, oltre ad un Antiquarium che custodisce alcuni reperti provenienti dalle tombe etrusche dei dintorni, si caratterizza per i tipici vicoli dalla pavimentazione in pietra che si inerpicano fino ai resti della Rocca (o Castello Orsini), una fortezza fatta costruire nel 1200 da Papa Innocenzo III e successivamente smantellata. La Rocca, sebbene conservi pochissimi resti, merita senz’altro una visita poiché offre una delle più belle e suggestive visuali sul lago di Bracciano, che esteso per oltre cinquanta chilometri quadrati all’interno di una conca vulcanica, ha delle acque ancora oggi purissime. I Romani lo chiamarono Lacus Sabatinus e l’imperatore Traiano ne sfruttò le acque per approvvigionare alcune zone di Roma, tra cui la riva destra del Tevere (Trastevere). L’acquedotto dell’epoca traianea fu poi riattivato all’inizio del 1600 per volere del papa Paolo V, che diede il suo nome alla restaurata conduttura. Sulle sue sponde, oltre a Trevignano Romano, si affacciano graziosamente anche le cittadine di Bracciano e di Anguillara Sabazia.

The History

The tradition of preparing marinated fish has characterised the territory of Trevignano Romano. According to legend, Saint Bernardin of Siena, patron saint of this beautiful lakeside town, reassured the population from the risk of the Saracen invasion and suggested every fishing family to leave their nets in the water and return to their homes. It is said that the homonymous church dedicated to the saint was built in 1452 right on the place where he met the inhabitants of Trevignano Romano. The attack of Saracens in the end was never unleashed, but the fishermen’s nets were miraculously full of fish. From this unexpected and abundant fishing came the need to preserve freshwater fish and the tasty recipe called “de lo pesce marinato” (meaning marinated fish) originated. The preparation involves cleaning the fish that is then cut into pieces, salted, floured and fried. The fish thus prepared is then stored in glass jars, adding garlic, lemon, sage, rosemary and coarse salt. The next step is filling the jars with boiling vinegar to characterise the dish. This dish can be generally tasted in May, when the inhabitants of Trevignano Romano organise the patron saint feast day. The popular festival allows the presentation of this tasty freshwater fish dish through three days of tastings, rowing boat competitions, sports, games and musical performances.

The Product

The Pesce Marinato dish is composed of a selection of lake fishes of different sizes (pike, tench, perch, atherina and lake whitefish). The colour varies from beige to golden yellow depending on the fish. The pronounced aroma is of fish, frying oil, garlic and vinegar. The taste is mildly salty, savoury and sour, with a slight bitter and sweet note. Good aromatic persistence.

TREVIGNANO ROMANO AND THE ANCIENT LACUS SABATINUS

The town of Trevignano Romano, probably built on the site of the Etruscan city of Sabatia, still retains its typically medieval aspect. The town is accessible from the gate next to the Clock Tower; in the town centre stands the beautiful sixteenth-century church of the Assumption and the church of Santa Caterina, built on the remaining part of a Roman building, with some arches still visible. The town, in addition to an Antiquarium housing remains from the Etruscan tombs in the surrounding areas, is characterised by the typical alleys with stone paving climbing up to the remains of the Fortress (or Orsini Castle), a fortress built in 1200 by Pope Innocent III and subsequently dismantled. The Fortress, although preerving few remains, is certainly worth a visit as it offers one of the most beautiful and evocative views of Lake Bracciano, extending for over fifty square kilometres within a volcanic basin and still preserving pure waters. The Romans named it Lacus Sabatinus and the Emperor Trajan used its waters to supply some areas of Rome, including the right bank of the Tiber (Trastevere). The aqueduct of the Trajan era was then reactivated in the early 1600s at the behest of Pope Paul V, who gave his name to the restored pipeline. On its banks, in addition to Trevignano Romano, the towns of Bracciano and Anguillara Sabazia also charmingly stand.