31. Cipolla di Nepi

La storia

Questa varietà di cipolla, ecotipo riferibile alla specie Allium cepa L., dal colore bianco e dalla caratteristica forma appiattita al centro del bulbo, viene coltivata da tempo nel comune nepesino. In passato, attorno alla coltivazione di questo ortaggio, ruotava gran parte dell’economia del paese, tanto che in tutto l’alto Lazio gli abitanti di Nepi erano conosciuti con l’appellativo di “cipollari”. In questo territorio, fertile e ricco di acque minerali, la coltivazione della cipolla dovette essere introdotta già dai Romani ai tempi della conquista dei territori etruschi. Da allora, i nepesini divennero esperti coltivatori di questo ortaggio molto conosciuto e richiesto, tra Ottocento e Novecento, nei mercati romani. Fino alla seconda metà del secolo, scorso la fama della cipolla dovette essere indiscussa se nel 1976 si contavano a Nepi ben 220 orti ed oltre 1200 produttori. Negli ultimi anni, tuttavia, la coltivazione di questo ortaggio ha rischiato di scomparire completamente dal territorio e di ibridarsi con altre varietà locali. Per tutelare questa eccellenza ortofrutticola, alcuni coltivatori del paese, detentori della semente da generazioni, hanno ripreso a coltivarla nei loro orti (oggi se ne contano 20) stando molto attenti a riprodurla in terreni isolati per non incorrere in contaminazioni con altre varietà e a promuoverne il consumo. Infatti, essendo molto delicata e particolarmente digeribile, è uno degli ortaggi sempre presenti nella cucina nepesina. Gli abitanti sono soliti consumarla a crudo, in zuppa o come protagonista delle tradizionali ricette paesane come l’acquacotta o l’orzo con cipolle di Nepi e castagne dei Monti Cimini.

Il prodotto

La cipolla di Nepi ha un colore bianco di media intensità con venature verdi. Al taglio presenta la caratteristica forma a strati di colore bianco uniforme. L’elevata intensità olfattiva si caratterizza per le spiccate note vegetali. Al gusto si presenta dolce con una leggera nota salata, acidula e amarognola. Elevata piccantezza e buona persistenza aromatica.

I MISTERIOSI CAVONI DI NEPI

Posta tra le vie consolari Cassia e Flaminia, Nepi è un bel borgo con edifici monumentali, chiese ben conservate ed un piccolo Museo Civico che, con un semplice apparato espositivo, consente di ripercorrere la lunga storia della città dall’età falisca sino al Rinascimento. Ma Nepi conserva anche una ricchezza naturalistica fuori dal comune, legata principalmente alla geologia del territorio ed all’acqua che, nel corso dei millenni, ha modellato il paesaggio creando grotte, cascate e forre. Immersi in questo ambiente rigoglioso, è possibile fare un percorso ad anello alla scoperta dei Cavoni, delle tagliate scavate nel tufo, risalenti sicuramente ad epoca preromana. Molto probabilmente furono i Falisci - popolazione italica insidiatasi in tutto il territorio circostante - a scavare nel tufo queste trincee dalla funzione ancora incerta. Se alcuni studiosi propendono per una destinazione prettamente sacra, quasi come corridoi di accesso verso il mondo sotterraneo, altri pensano ad un ruolo più “terreno” come tagliate per l’incanalamento idrico o più semplicemente corridoi viari per collegare Nepi ai vicini insediamenti rurali o alle città come Veio o Narce. Certo è che con questo scopo i Cavoni furono utilizzati fino all’Ottocento quando venivano ancora attraversati a dorso di mulo. Oggi gli amanti delle passeggiate naturalistiche possono percorrere l’intero tracciato che, in circa un’ora e mezza, consente di immergersi tra umidi corridoi di pietra, misteriosi sepolcri, incisioni rupestri ed antichi corsi d’acqua.

Produttori e Rivenditori