02. Barachia di Genazzano

La storia

La storia del biscotto di pasta frolla denominato Barachìa ha origini molto antiche, così come la sua ricetta tramandata oralmente di madre in figlia, di cui però non si conosce l’origine. Un’ipotesi si basa sulla presenza di una comunità ebraica a Genazzano fino alla fine del XVI secolo, a cui sarebbe da attribuire anche la forma a sei punte del biscotto, riconducibile alla Stella di David, con una valenza quindi sacrale. Anche la derivazione del nome non è ben chiara. Un Barachia, padre di Zaccaria, è nominato nella Bibbia nell’episodio in cui Gesù si rivolge con un’invettiva contro scribi e farisei nel tempio di Gerusalemme. Altra ipotesi è l’origine greca dalla parola barakòs, un tipo di focaccia introdotta dai pellegrini albanesi in visita al santuario della Madonna del Buon Consiglio, la cui immagine sacra sembra sia arrivata a Genazzano proprio dalla città albanese di Scutari la notte del 25 aprile 1467. Unica certezza sulla Barachìa è comunque il suo inconfondibile sapore: dolce e delicato per la frolla, con nota acidula dovuta alla confettura di prugnoli selvatici di piccole dimensioni e tipici del territorio genazzanese, chiamati localmente prungancini. La Barachìa si consuma tradizionalmente nei giorni del Corpus Domini e dell’Infiorata di Genazzano, una manifestazione che si tiene annualmente a luglio fin dal 1883, e che si caratterizza per la realizzazione di un tappeto floreale, allestito da abili infioratori, lungo le strade del paese. Ad oggi sono tre i forni del paese che durante le feste preparano e mettono in vendita questo tipico dolce.

Il prodotto

La Barachia, contraddistinta dalla forma a sei punte, ha un colore marrone chiaro e presenta un rigonfiamento dovuto alla farcia. L’elevata intensità olfattiva si caratterizza per le pronunciate note di uova e confettura di prugne, abbinate a lievi sentori vanigliati ed agrumati. Al gusto si presenta armonicamente dolce con una leggera nota acidula. Buona la friabilità, la masticabilità e la persistenza aromatica.

IL NINFEO DEL BRAMANTE: LO STONEHENGE PRENESTINO

Poco fuori dal centro storico di Genazzano, a breve distanza dalla porta Romana, si trova un imponente complesso rinascimentale del XVI secolo, denominato Ninfeo del Bramante, dal nome del noto architetto e pittore Donato Bramante (1444-1514), cui è attribuito. Il complesso è un luogo insolito e magico, che conserva resti di colonne, profilature di parti costruttive portanti e loggiati, caratterizzati dagli elementi stilistici tipicamente bramanteschi quali le serliane con i cinque oculi negli archivolti o le decorazioni a conchiglie delle nicchie, in tufo e travertino. Il Ninfeo – circondato dal verde e con un corso d'acqua che alimenta la vasca circolare posta al centro della struttura – coniuga egregiamente reminiscenze della classicità romana con le nuove aspirazioni del classicismo rinascimentale. Con un perfetto sincretismo tra uomo e natura, il Ninfeo testimonia perfettamente lo sfarzoso stile di vita dell’aristocrazia rinascimentale, che molto probabilmente dovette godere di questo complesso come luogo di incontro e svago. Oggi privo di copertura - e forse per questo motivo ancora più affascinante - nel complesso architettonico doveva essere possibile passeggiare, incontrarsi, discutere, ma anche assistere a rappresentazioni teatrali e prendere parte a feste pubbliche. L'aggiunta di un ambiente termale, con sala ottagona e piscina circolare lo rese simile, più tardi alle terme romane.

Produttori e Rivenditori