24. Broccolo Capoccione di Albano

La storia

Il Broccolo capoccione è una variante del Broccolo romanesco, riferibile alla specie Brassica oleracea var. Italica, coltivato esclusivamente nel comune di Albano Laziale, graziosa cittadina dei Castelli Romani dove è conosciuto con l’appellativo di Capoccione per via delle infiorescenze più grandi. La storicità della coltivazione di questo ortaggio negli orti albanensi è attestata dall’appellativo con cui venivano soprannominati in passato gli abitanti di Albano, i broccolari, conosciuti per la produzione e la vendita presso i mercati romani. La pianta si adatta a tutti i tipi di terreno, anche a quelli sabbiosi, purché ben drenati e arricchiti di sostanza organica. Viene seminata circa 35 giorni prima del trapianto, in alveoli di polistirolo, con una temperatura di circa 25oC per lo sviluppo ottimale. È molto resistente alle temperature più rigide ma il periodo migliore per la semina è l’estate. Attraverso le irrigazioni, soprattutto estive, e la concimazione si ottiene una pianta dal portamento eretto con foglie costolute ed altezza di circa 20-40 cm. La raccolta, effettuata a mano e con metodo scalare, viene fatta da metà ottobre in poi, a seconda della varietà. L’ortaggio si caratterizza per l’infiorescenza tondeggiante e compatta, colore verde brillante intenso e foglie verdi. Oltre alle sue proprietà terapeutiche, questo broccolo è molto versatile in cucina. Lo si può consumare bollito, saltato in padella oppure crudo con olio, sale e limone. È l’ingrediente principale dei “broccoli attufati”, una ricetta tipica della gastronomia locale, ma anche della pasta con broccoli in brodo di arzilla, un tipico piatto della tradizione romana.

Il prodotto

Il Broccolo Capoccione ha un colore verde chiaro di elevata intensità. La media intensità olfattiva si caratterizza per le spiccate note vegetali. Al gusto si presenta armonicamente dolce con una delicata nota salata e amarognola. Media persistenza aromatica.

IL NINFEO DEL BRAMANTE: LO STONEHENGE PRENESTINO

Poco fuori dal centro storico di Genazzano, a breve distanza dalla porta Romana, si trova un imponente complesso rinascimentale del XVI secolo, denominato Ninfeo del Bramante, dal nome del noto architetto e pittore Donato Bramante (1444-1514), cui è attribuito. Il complesso è un luogo insolito e magico, che conserva resti di colonne, profilature di parti costruttive portanti e loggiati, caratterizzati dagli elementi stilistici tipicamente bramanteschi quali le serliane con i cinque oculi negli archivolti o le decorazioni a conchiglie delle nicchie, in tufo e travertino. Il Ninfeo – circondato dal verde e con un corso d'acqua che alimenta la vasca circolare posta al centro della struttura – coniuga egregiamente reminiscenze della classicità romana con le nuove aspirazioni del classicismo rinascimentale. Con un perfetto sincretismo tra uomo e natura, il Ninfeo testimonia perfettamente lo sfarzoso stile di vita dell’aristocrazia rinascimentale, che molto probabilmente dovette godere di questo complesso come luogo di incontro e svago. Oggi privo di copertura - e forse per questo motivo ancora più affascinante - nel complesso architettonico doveva essere possibile passeggiare, incontrarsi, discutere, ma anche assistere a rappresentazioni teatrali e prendere parte a feste pubbliche. L'aggiunta di un ambiente termale, con sala ottagona e piscina circolare lo rese simile, più tardi alle terme romane.

Produttori e Rivenditori